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Esta es la opinión de un crítico italiano que escribe en ese forum citado antes.
Serata incandescente, come del resto potevano far presagire l'attesa e l'eccitazione che ci aveva presi e coinvolti tutti prima dello spettacolo.
Inizio da Palumbo, che ha concertato un TROVATORE come da tempo non sentivo -e forse non avevo mai ascoltato- serrato ed incalzante come il ritmo dei boleri che si susseguono con infiammata drammaticità impone, ma soprattutto soave, lunare ed essenzialmente romantico, con dettagli orchestrali ed evidenza dei vari settori ideale. Ottima l'orchestra ed eccezionale il coro, che ha seguito sulla stessa linea le indicazioni del mai troppo lodato Martino Faggiani.
E veniamo al cast: Marcelo, in primis. Al di là ed al di sopra di ogni più rosea aspettativa: ha tutte le carte per essere IL Manrico del presente e del futuro già al suo -meditato da 4 anni!- debutto. Lo squillante DO sulla chiusa della fatidica "Pira" c'è e ben sostenuto e lo dico per coloro che ne sentono -giustamente- la necessità e l'urgenza. Ma quello che c'è, e che a me interessa, è il ragazzo innamorato, il poeta romantico, il Trovatore appunto. Nessuna traccia di bodybilderismo vocale esibito per puro narcisismo e prova di forza, tanti bellissimi colori, frasi sussurrate, parole che sembrano pensate più che dette, come dovrebbero essere, appunto, i moti dell'anima. Esemplare già nel duetto con la madre -un'altrettanto eccezionale ed in piena forma vocale Cornetti- in bella evidenza nel concertato fine secondo -che a Parma è fine primo- nonostante le incongruenze registiche -qui il gioco di spostare l'epoca e la moda imperante dell'archeologia industriale hanno mostrato la corda di uno spettacolo, comunque, di buon livello e ben collaudato- Alvarez è "esploso" in tutta la sua abilità di squisito fraseggiatore, com'era da aspettarselo, nel "Ah sì, ben mio". Poi la scena del carcere, in una parola, anzi due, coinvolgente e commovente.
Lei, la Cedolins, un regalo dal cielo! Bella, seducente, in splendida forma fisica e vocale, ha condiviso il trionfo al calor bianco ritagliandosi una buona fetta di successo personale, inevitabilmente, nel ruolo di "salvatrice della Patria", anzi del Festival Verdi e del TROVATORE nella fattispecie. Prevedibilmente più rilassata che alla "prima", così hanno detto, si è impadronita da par suo del ruolo con una sicurezza invidiabile. Penetrante e sempre a fuoco nella parola scenica, che è un piacere sentire pronunciare con la scansione della "fine dicitrice", e sempre calzante sul piano drammatico e musicale. Certo, la sua Leonora non è una novità, anzi è uno dei suoi cavalli di battaglia, non di meno riascoltarla è sempre fonte di emozioni fortissimme ed il brividino alla schiena io lo provo ogni volta che lei è in scena: potere della suggestione di un personaggio che lei rende con insolita e decisa femminilità. Nella scena di Castellor, prima dell'"Onda dei suoni mistici", così scarmigliata ed un po' discinta, stesa sul pagliericcio mi ha richiamato alla mente la Cardinale in Angelica de "Il Gattopardo", quando si perdono, lei ed il suo Tancredi -oddio, non mi inmagino Fifi in quella parte- nelle stanze disabitate del palazzo di Donnafugata: un'apparizione. Poi, a partire de "D'amor sull'ali rosee" è stato il finimondo. Di DO fuori ordinanza ed imposti perentoriamente al "povero" Palumbo, che ha accolto con un sorriso tollerante quello sostenuto su "Lo giuro a Dio che l'anima tutta mi vede": e come si fa a dire di no?, ma anche di mezzevoci eteree, di pianissimi e di filati in una girandola di abilità vocali sostenute da un'interpretazione altissima. Finale da emozioni allo stato puro.
Della Cornetti, bravissima, ho detto. Di Frontali, sempre professionalmente sicuro anche se un po' troppo quadrato per i miei gusti, dico ora: bravo e perfettamente inserito nel ruolo del Conte di Luna. Bene anche Felipe Bou: ma mi fa ridere quando la regia trasforma il più bello ed aitante della compagnia in uno zoppo e mezzo cieco.
_________________ ...la scena a' miei tempi era altra cosa.
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