Gino escribió:
A mí me gustaría que me explicaran por qué los falsetistas son incapaces de atacar un agudo fortissimo sin resquebrajarse (de regularlo a continuación ni se habla). Eso suena a emisión no enmascarada.
Estoy bastante de acuerdo en lo que dices, no tanto en que un contratenor no pueda emitir un agudo en fortissimo, o que no pueda enmascarar. De hecho escuché con Reverter a un contratenor en Alcalá de Henares que tenía unos agudos de mucha potencia. Nos habían dicho que era algo increíble y es verdad que en ese sentido sí era algo sorprendente, el problema es que desafinaba bastante. Lo conté en su día en el foro.
Pero Siddharta, la emisión del contratenor (a no ser que haya tenido un accidente a edad temprana) es siempre afalsetada. No es un falseto puro, de poco valor artístico para el canto, es una emisión con más armónicos pero donde todavía se reconocen con facilidad las características del falsete.
Esto no es discutible, está probado tras estudiar con los aparatos más precisos la fisiológía del canto de muchos contratenores, por mucho que algunos de los propios contratenores lo nieguen.
Ya os he dicho en muchas ocasiones que para tratar estos temas con rigor, lo mejor es leerse los libros del foniatra Franco Fussi. Los más modernos y precisos estudios sobre la fisiología del canto, realizados con todos los avances tecnológicos que ofrece el siglo XXI.
Os dejo un extracto donde habla del falsete inculto y sus diferencias con el mucho más rico usado por el contratenor:
I tipi di "falsetto"
Come precedentemente accennato, una delle possibilità di emissione degli acuti è quella di ricorrere al registro di "falsetto". La prevalenza del sistema cricotiroideo fa sì che le corde vibrino solo sul loro bordo libero, con un tempo di contatto che è inferiore al 40% dell'intero ciclo vibratorio. Il timbro vocale risulta allora povero di armoniche, debole di intensità e spesso correlato a sensazione percettiva di "fissità"; il termine falsetto è quindi giustificato alla luce di un tentativo di definire un timbro vocale "non vero". Per quanto concerne una sua collocazione artistica, il registro di falsetto viene utilizzato dai tenori primi di cori polifonici per eseguire brani con tessitura molto elevata, dai cantanti di yodeling tirolese (con atteggiamento vocale caratterizzato da continui e repentini passaggi tra registro modale e falsetto), di country music o di repertori folkloristici in genere, dai cosiddetti ventriloqui per ottenere effetti comici e caricaturali, da alcuni tenori leggeri ad impostazione lirica per emettere note acute in "pianissimo" che risultano di difficile esecuzione in registro pieno e dai falsettisti nel repertorio rinascimentale e barocco. Chi canta in falsetto in maniera incolta, con voce velata, mostra un triangolo d'insufficienza glottica adduttoria posteriore, cioé ha i cricoaritenoidei laterali attivi ma non gli interaritenoidei. Il falsetto è velato e debole. Se il cantante attiva invece soprattutto gli interaritenoidei chiude il triangolo e la sua voce risulterà più chiara e, anche se il tempo di contatto è molto basso, l'area glottica si apre e chiude completamente ad ogni ciclo. Nel falsetto incolto, da un punto di vista laringostroboscopico, notiamo un allungamento delle corde vocali per innalzamento laringeo con aumento della tensione longitudinale delle corde vocali, diminuzione del tempo di contatto glottico e riduzione dell'onda mucosa al bordo libero, ed inoltre conseguente riduzione dell'ampiezza e delle cavità di risonanza. I cosiddetti "controtenori" o falsettisti artificiali utilizzano un falsetto "rinforzato" ottenuto aggiungendo a tale meccanismo un abbassamento della scatola laringea che consente, tramite un incremento dei fenomeni armonici, l'emissione di un suono più ricco e rotondo nel quale sono tuttavia facilmente riconoscibili le caratteristiche del falsetto. Le analisi spettrografiche, come ad esempio quelle condotte in alcuni studi da Seidner, dimostrano come il cosiddetto falsetto professionale sia caratterizzato da una gamma di diversi atteggiamenti tecnici possibili ed in particolare che la tecnica dei comunemente chiamati controtenori mostra rilievi spettrografici non tipici del falsetto puro ma una sintonizzazione della prima formante alla frequenza fondamentale: in considerazione di ciò Seidner ha proposto il termine di "male alto", cioè "alto maschile", al posto di controtenore nella sua accezione di falsettista artificiale. La resa vocale del falsettista, su tutta la gamma tonale, è in qualche modo diversa e per alcuni musicologi ritenuta insufficiente a confronto di quella che doveva essere un tempo la vocalità del castrato: sia per volume, che per estensione, che per pienezza di suono (cioè ricchezza armonica), spessore nel registro grave, qualità d'emissione (suoni penetranti ma aspri nel falsettista), lontana comunque dalla flessibilità, duttilità e ricchezza di colori dei castrati. In effetti l'uso del falsetto professionale su tutta la gamma impone al falsettista una certa uniformità di emissione (e perciò di gestione del vocal tract) per realizzare la sintonizzazione Fo-F1 ed evitare il pericolo di scivolamento al registro modale nei toni gravi e centrali. Un terzo modello di utilizzo del falsetto è anche descritto come "stop-closure falsetto" ed in esso gran parte della corda non vibra essendo in stretto contatto/compressione con la controlaterale. La compressione mediale e l'intensa attività interaritenoidea, con abbassamento laringeo, rendono le corde talmente addotte che solo una piccola porzione anteriore di esse entra in vibrazione, raggiungendosi frequenze sovracute per effetto dell'accresciuta tensione longitudinale concomitante: è il fenomeno del "damping" (descritto da Pressman) o "stop-closure falsetto" (Mackenzie) della zona glottica posteriore. Esso si accompagna a maggiore pressione sottoglottica e maggiore ampiezza di coinvolgimento della porzione del corpo cordale vibrante, dando luogo ad un suono quindi che ha caratteristiche più importanti in volume e in struttura armonica rispetto al falsetto puro e che, percettivamente e spettrograficamente, risulta analogo al registro medio degli acuti dei soprani liricoleggeri. A livello laringostroboscopico assistiamo ad un abbassamento laringeo al salire della gamma tonale con guadagno di volume del vocal tract e una singolare riduzione della porzione vibrante delle corde vocali alla metà anteriore circa, per iperpressione aritenoidea posteriore (da presumibile iperattività degli interaritenoidei e dei cricoaritenoidei laterali), con buon contatto glottico e maggiore ampiezza d'onda mucosa (atteggiamenti che caratterizzerebbero non un registro di falsetto ma un registro modale femminile). C'è dunque, rispetto al falsetto puro una prevalenza del sistema "aritenoideo". Tale modalità caratterizza le emissioni acute di alcuni falsettisti e determina diversi risultati spettrografici, anche perché, quando estremizzata e gestita con maggiori pressioni sottoglottiche o maggiore controllo posizionale laringeo, configura un registro non più riconoscibile come falsetto ma confondibile, anche spettrograficamente, con quello che nel settore acuto della voce femminile di categoria leggera o lirico-leggera definiremmo registro medio: ne sono esempi alcuni sopranisti nel canto classico e le emissioni sovracute piene di alcuni generi pop.