Registrado: 20 Ene 2008 15:48 Mensajes: 82 Ubicación: Forlì (Italia)
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Agatarco escribió: si os pasais por mi blog he puesto unas criticas interesantes del panorama italiano.
Este articulo habla muy mal de la direcciòn de escena en el Trittico de la Scala. Yo solo he oido el "Gianni Schicchi" en radio, pero se que al final de la funciòn Ronconi y Palli no han sido muy apreciados...
" Onestà intellettuale vorrebbe che un grande regista, quando non “sente” la musica che è chiamato a mettere in scena, declinasse l’offerta propostagli e risparmiasse a noi poveri spettatori la visione di uno spettacolo decisamente brutto, così come è stato assemblato questa sera. Luca Ronconi ci erudisce sul fatto che nel Trittico vengono rappresentate tre variazioni sul tema della morte, qui unite da un denominatore comune: praticabili obliqui che scendono verso il basso, nell’avello presumibilmente. Bene! E questo è tutto! A parte le esagerazioni di tutti i protagonisti in Schicchi, per il resto la recitazione ricalca libretto e didascalie, senza svolazzi innovativi. L’impianto scenico di Margherita Palli non è molto più illuminante: nel Tabarro, si apprezza una chiatta, sghemba, ormeggiata ai bordi della Senna, che più che sotto un ponte sembra chiusa in un antro-caverna, buia e soffocante. In Suor Angelica, manca completamente il chiosco ma è sostituito da una enorme statua della Madonna, giacente riversa di sghembo, crollata dal piedistallo. In alto, in un grande pertugio, tra il celeste luminoso delle quinte, è posizionata un’altra statua della Madonna, eretta, identica a quella giacente ma più piccola. Un continuo andirivieni di suore tra botole e statua, sui cui piedi fioriscono i fiori velenosi, movimentano il tutto. La povera Angelica firmerà la pergamena e morirà sulla statua trasformata in praticabile, abbracciata al figlio. In Schicchi, un catafalco rosso, sghembo anch’esso, raccoglie le spoglie di Buoso Donati, che verrà letteralmente fatto scivolare, un po’ faticosamente a dire il vero, nella botola onnipresente. In alto, sempre attraverso il grande pertugio, si intravede una tavola decorata da Gustavo Doré, che rappresenta l’inferno dantesco e che si alterna con la cupola del Brunelleschi. Schicchi infine è vestito come al tempo di Dante, mentre i parenti di Buoso sono tutti in abiti moderni, come del resto anche nel Tabarro.
Al termine dello spettacolo, dedicato alla memoria di Giuseppe Di Stefano, applausi convinti soprattutto per Pons, Frittoli, Nucci e Chailly, mentre contestazioni significative sono state incassate, col sorriso sulle labbra, da Ronconi. Ugo Malasoma"
_________________ In Italia seicento e quaranta, in Lamagna duecento e trentuna, cento in Francia, in Turchia novantuna, ma in Ispagna son già mille e tre.
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